Dietro il nome Abstract Aerial Art si celano due fratelli britannici, JP e Mike Andrews, accomunati da uno spirito d’avventura che li ha portati a reinventare la fotografia aerea in chiave artistica. Quello che inizialmente era un viaggio senza meta — un biglietto di sola andata per l’Australia nel 2016, nato dal bisogno di evadere da una vita insoddisfacente — si è trasformato in una carriera internazionale. Ed è una storia che parla di sguardo, di intuizione e di trasformazione del reale in immaginario.

Le fotografie di Abstract Aerial Art sono sempre real places, luoghi reali, mai manipolati digitalmente, ma trattati con la sensibilità di chi compone immagini più vicine alla pittura astratta che alla fotografia documentaria. Nessuna costruzione grafica, nessun fotomontaggio: solo angoli inusuali del nostro pianeta colti dall’alto, con una chiarezza geometrica e cromatica che sfida la percezione.

I fratelli Andrews usano droni per realizzare immagini zenitali — top-down — che rivelano simmetrie, trame, pattern e cromie che altrimenti sfuggirebbero all’occhio umano. Il loro approccio è artistico prima che geografico: l’obiettivo è comporre, non spiegare. L’immagine non racconta dov’è, ma come può apparire il mondo se ci si stacca da esso. Come dicono loro: «The point is not to work out what it is, but to show how weird and wonderful the world can look from above».

Dal punto di vista di un architetto, le immagini di Abstract Aerial Art sono una lezione sull’ordine nascosto. Trame agricole che diventano pixel, saline che sembrano palette di Pantone, città che si trasformano in circuiti elettronici o composizioni suprematiste. La natura e le costruzioni umane, viste da quella distanza e con quell’intenzione estetica, si rivelano come arte involontaria.

È la stessa logica con cui si progettano pattern architettonici o sistemi di facciata: ripetizione, variazione, simmetria, contrasto. Con una forza comunicativa che stimola il pensiero progettuale, soprattutto in ambito urbano e paesaggistico. Ogni immagine diventa un invito a guardare lo spazio costruito come un insieme grafico, leggibile e ricco di potenzialità formali.

Scrivo da Napoli, e penso spesso a come questa città, vista dall’alto, sia un’opera d’arte involontaria. Il reticolo dei vicoli, il disordine creativo dei tetti, la geometria frammentata del lungomare. Ogni volta che sorvolo un luogo in aereo mi sorprendo a cercare quell’ordine nascosto che Andrews rende visibile. La macchina non inventa niente — rivela.

Oggi i due fratelli lavorano in esclusiva con Getty Images, e le loro fotografie sono licenziate in tutto il mondo per progetti editoriali, pubblicitari e culturali. Ma al di là della loro fortuna commerciale, ciò che colpisce è l’intenzione: rendere visibile l’invisibile, rendere arte il quotidiano, rivelare il paesaggio come astrazione.

Mi chiedo quante bellezze esistano sotto i nostri piedi — o sopra le nostre teste — che non riusciamo a vedere semplicemente perché siamo troppo vicini a esse.



