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Mario Toraldo · Architetto Napoli

Conto Termico 3.0: cosa puoi incentivare, quanto prendi e come si chiede

Conto Termico 3.0 in vigore dal 25 dicembre 2025: contributo a fondo perduto del GSE per pompe di calore, solare termico e rinnovabili termiche. Cosa spetta ai privati, quanto si prende e come si fa domanda. La guida dello studio mt-a di Napoli.

Dal 25 dicembre 2025 è in vigore il Conto Termico 3.0, la nuova versione dell’incentivo statale gestito dal GSE per l’efficienza energetica e le rinnovabili termiche. A differenza dei bonus fiscali, qui non si parla di detrazioni da recuperare in dieci anni: è un contributo a fondo perduto, spesso erogato in un’unica soluzione. È lo strumento di cui si parla meno, ma per certi interventi — una pompa di calore, il solare termico — è quello che conviene davvero. Questa guida mette in fila tutto: cosa puoi incentivare, chi può accedere, quanto prendi e come si presenta la domanda, senza burocratese.

Cos’è il Conto Termico 3.0 e perché ti riguarda

Il Conto Termico 3.0 (D.M. 07/08/2025) finanzia, a fondo perduto, due famiglie di interventi sugli edifici esistenti: l’efficientamento dell’involucro e degli impianti — il cosiddetto Titolo II — e la produzione di energia termica da fonti rinnovabili, il Titolo III. Il decreto fissa i principi generali; il dettaglio operativo lo danno le regole del GSE.

La differenza pratica con le detrazioni è netta: niente capienza fiscale da verificare, niente attesa decennale. Per importi contenuti il contributo è liquidato in un’unica soluzione; sopra una certa soglia, in poche rate annuali. È il motivo per cui, su alcuni interventi, conviene ragionare prima sul Conto Termico e solo dopo sui bonus.

Cosa cambia rispetto al Conto Termico 2.0

Le domande presentate prima del 25 dicembre 2025 restano sotto il vecchio regime (2.0). La nuova versione amplia parecchio il perimetro. Le novità che contano:

  • Apertura al terziario privato: incentivi finora riservati alle Pubbliche Amministrazioni estesi anche agli edifici non residenziali privati (uffici, negozi, alberghi, capannoni).
  • Fotovoltaico con accumulo e colonnine di ricarica per veicoli elettrici (per PA e imprese, come vedremo).
  • Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) e autoconsumo collettivo ammessi all’incentivo.
  • Enti del Terzo Settore equiparati alle PA.
  • Sistemi bivalenti e pompe di calore add-on tra gli interventi incentivabili.
  • Incentivo fino al 100% per edifici pubblici di piccoli comuni (fino a 15.000 abitanti), scuole e strutture sanitarie.
  • Maggiorazione per gli interventi che usano componenti prodotti esclusivamente nell’Unione Europea.

Chi può chiedere il Conto Termico 3.0

L’accesso è aperto a una platea ampia:

  • Privati e imprese;
  • Pubbliche Amministrazioni, incluse scuole, ospedali e RSA;
  • Enti del Terzo Settore e cooperative sociali, equiparati alle PA.

Sia i soggetti pubblici sia quelli privati possono operare tramite una ESCO come soggetto responsabile, firmando un contratto di prestazione energetica. Chi fa parte di una CER o di un gruppo di autoconsumo può accedere all’incentivo per il proprio edificio: in quel caso la domanda al GSE la presenta il referente della comunità.

Per gli Enti del Terzo Settore c’è un distinguo legato all’attività: se non svolgono attività economica accedono sia al Titolo II sia al Titolo III; se la svolgono, accedono al Titolo III e al Titolo II solo per edifici nell’ambito terziario.

Quali edifici sono ammessi

Si ragiona per categoria catastale, e l’edificio deve già esistere ed essere accatastato. Sul fronte residenziale rientrano praticamente tutte le abitazioni: dalle categorie A/1 a A/7 (signorili, civili, economiche, popolari, ultrapopolari, rurali, villini) fino alle A/11 (abitazioni tipiche dei luoghi).

Sul terziario e non residenziale l’elenco è lungo e comprende uffici e studi privati (A/10), gran parte dei gruppi B (collegi, case di cura senza scopo di lucro, uffici pubblici, scuole, musei), C (negozi, magazzini, laboratori, palestre — esclusi stalle e tettoie), D (opifici, alberghi, cinema, ospedali, banche, capannoni — esclusi gli edifici galleggianti) ed E (stazioni, edifici per culto pubblico, costruzioni cimiteriali). Restano esclusi gli edifici in costruzione (categoria F), cioè privi di impianto di climatizzazione.

Un requisito è dirimente: l’edificio deve essere già dotato di un impianto di climatizzazione invernale. Il Conto Termico premia la sostituzione, non la prima installazione su un immobile che il riscaldamento non ce l’ha mai avuto.

Cosa puoi incentivare in una casa

Qui c’è il punto che genera più equivoci. Su un’abitazione privata residenziale il Conto Termico 3.0 agevola gli interventi del Titolo III, cioè la sostituzione del vecchio impianto di riscaldamento con un sistema a fonte rinnovabile:

  • pompe di calore (elettriche, a gas, bivalenti, sistemi ibridi preassemblati);
  • scaldacqua a pompa di calore;
  • generatori a biomassa;
  • solare termico per l’acqua calda sanitaria;
  • sistemi ibridi o bivalenti e allacci a teleriscaldamento efficiente;
  • unità di microcogenerazione alimentate da fonti rinnovabili.

La logica è la sostituzione, non la nuova installazione: serve un impianto di climatizzazione invernale già esistente in casa (con qualche eccezione, ad esempio il solare termico o la biomassa per le imprese agricole). Se stai pensando a una pompa di calore, vale la pena leggere anche la nostra guida su pompa di calore e impianto centralizzato, dove entriamo nei requisiti tecnici e nella scelta tra integrazione e distacco.

Gli interventi di efficienza energetica (Titolo II)

Il Titolo II raccoglie gli interventi sull’involucro e sugli impianti: isolamento delle superfici opache, sostituzione di serramenti e infissi, schermature solari esterne, trasformazione dell’edificio in NZEB (energia quasi zero), illuminazione efficiente, building automation, infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici e impianti fotovoltaici.

Attenzione, però, a chi spetta: questi interventi non sono agevolati per il privato sulla propria casa. Il Titolo II è riservato a PA, Enti del Terzo Settore non economici e imprese, e solo su edifici in ambito produttivo o terziario. Per la prima casa restano gli interventi del Titolo III (gli impianti) e, per l’involucro, i bonus fiscali.

Pompe di calore e sistemi ibridi: le novità

Il 3.0 amplia molto il fronte delle pompe di calore: sono incentivabili quelle elettriche, a gas, bivalenti e i sistemi ibridi preassemblati, con la possibilità di integrare l’intervento con fotovoltaico o colonnine di ricarica. L’incentivo arriva fino al 65% delle spese ammissibili (con eccezioni che salgono al 100%), a patto di rispettare requisiti tecnici minimi di efficienza, certificazione delle prestazioni e sistemi di termoregolazione. L’installazione ex novo, di norma, è esclusa — salvo casi particolari come gli edifici agricoli o forestali.

Tra i sistemi combinati incentivabili rientrano gli ibridi factory-made (pompa di calore più caldaia a condensazione), i bivalenti (pompa di calore e caldaia dimensionate per lavorare alternativamente o in backup) e le pompe di calore integrate con l’impianto esistente quando producono acqua calda sanitaria o climatizzazione invernale. Sono ammessi anche apparecchi ricondizionati, purché correttamente dimensionati e asseverati da un tecnico.

E il fotovoltaico?

Una delle novità più pubblicizzate del 3.0 — il fotovoltaico con accumulo e le colonnine di ricarica — non vale per i privati su edifici residenziali. È riservata a Pubbliche Amministrazioni e imprese, e solo su edifici non residenziali del terziario, dove peraltro è ammessa solo se realizzata insieme alla sostituzione dell’impianto di climatizzazione invernale con una pompa di calore elettrica.

In quel caso il contributo è pari al 20% del costo ammissibile (massimo 1.500 €/kW, a scalare per le taglie maggiori), con premi fino al 35% per i moduli prodotti in UE ad alta efficienza, che devono però rispettare requisiti tecnici stringenti. L’impianto va dimensionato in funzione della pompa di calore: l’incentivo sul fotovoltaico non può superare quello dell’impianto termico. Per il fotovoltaico di casa, insomma, restano altre strade — non il Conto Termico.

Il multintervento

Spesso conviene fare le cose insieme. Il multintervento è proprio questo: realizzare sullo stesso edificio, come unico progetto, interventi di efficienza energetica (Titolo II) e di produzione di energia termica da rinnovabili (Titolo III). Comporta un calcolo differenziato dell’intensità del contributo e della rata, ed è aperto a tutti i soggetti ammessi. È l’approccio che ha più senso quando si ristruttura davvero: si mette mano all’involucro e all’impianto nello stesso cantiere, massimizzando il risultato energetico.

Quanto prendi e come arriva il contributo

L’entità dipende dall’intervento e da chi lo realizza:

  • privati e PA: di norma fino al 65% della spesa ammissibile;
  • imprese: dal 25% al 65%, a seconda della dimensione e delle premialità;
  • fino al 100%: per edifici di comuni con popolazione fino a 15.000 abitanti da essi utilizzati, e per specifici edifici pubblici (scuole, ospedali, RSA).

Per le imprese i massimali (disciplinati dal Titolo V) sono articolati: sul Titolo III l’intensità base è del 45%, con +10% per le medie e +20% per le piccole imprese; sul Titolo II si parte dal 25% (30% in multintervento) e si può salire fino al 65% in funzione di dimensione e premialità, mentre per le grandi imprese il tetto è il 60%. È inoltre prevista una premialità del +15% quando la riduzione di energia primaria conseguita è almeno del 40%.

Sull’erogazione la regola è semplice: unica soluzione se l’intervento è pari o inferiore a 15.000 €, altrimenti rate annuali costanti da 2 a 5 anni (di norma 2 anni per gli impianti più piccoli, 5 per quelli oltre i 35 kW). Per una pompa di calore o un solare termico in una casa singola si rientra quasi sempre nell’erogazione in un colpo solo. Il portale del GSE verifica in automatico requisiti minimi e congruità dei costi, confrontando la spesa con un Costo Massimo Ammissibile; per questo vanno caricate fatture e ricevute dei bonifici.

Due dettagli che incidono sul netto. Primo: il GSE trattiene un corrispettivo dell’1% del contributo riconosciuto (con un tetto di 250 € di imponibile) direttamente sulla prima rata. Secondo, sul piano fiscale: l’incentivo è un contributo in conto impianti, non soggetto alla ritenuta del 4% e fuori campo IVA.

Una cosa da sapere prima di programmare i lavori: i fondi sono a contingente annuo (complessivamente 900 milioni l’anno, divisi tra soggetti pubblici e privati/imprese). Quando il plafond dell’anno si esaurisce, il GSE non accetta nuove domande fino al ripristino. Tradotto: su questo incentivo non conviene aspettare l’ultimo momento.

Quanto vale l’incentivo, intervento per intervento

Le percentuali generali si calano in numeri diversi per ciascuna tecnologia. Ecco gli ordini di grandezza che usiamo per fare due conti con i clienti (sempre entro i costi massimi ammissibili fissati dal GSE):

  • Pompe di calore (Titolo III): l’incentivo non è una percentuale secca ma è calcolato sull’energia termica prodotta in un anno, in funzione di potenza, efficienza (SCOP) e zona climatica. In pratica una buona pompa di calore in zona fredda rende un incentivo più alto. Erogazione in 2 rate fino a 35 kW, 5 rate oltre.
  • Scaldacqua a pompa di calore: il 40% della spesa, con tetto da 500 a 1.500 € secondo classe energetica e capacità dell’accumulo.
  • Solare termico: incentivo legato all’energia prodotta e alla superficie; erogazione in 2 rate fino a 50 m², 5 rate oltre.
  • Isolamento dell’involucro (Titolo II): 40% della spesa, che sale al 50% nelle zone climatiche più fredde (E ed F) e fino al 55% se abbinato a un impianto a rinnovabile, con costi massimi al metro quadro (ad es. 300 €/m² per il cappotto esterno).
  • Serramenti e schermature: 40% (fino al 55% in abbinamento), con tetti di spesa al metro quadro.
  • Fotovoltaico + accumulo (solo terziario): 20%, fino a 1.500 €/kW per il fotovoltaico e 1.000 €/kWh per l’accumulo, con premi del 5-15% per i moduli iscritti al registro delle tecnologie.
  • Edificio NZEB: 65% della spesa (100% per gli edifici pubblici ammessi), con tetti fino a 1.000-1.300 €/m².

Per gli edifici pubblici ammessi al 100% (piccoli comuni, scuole, sanità) le percentuali salgono ma restano fermi i costi massimi unitari e i tetti di incentivo per tecnologia.

Conto Termico o detrazioni fiscali?

Non è sempre un aut-aut, ma una regola va tenuta a mente: il Conto Termico non è cumulabile con altri incentivi statali sullo stesso intervento (sono fatti salvi i fondi di garanzia, i fondi di rotazione e i contributi in conto interesse). Puoi però usare strumenti diversi su interventi diversi dello stesso cantiere.

L’esempio classico: in una ristrutturazione puoi chiedere l’Ecobonus per il cappotto e il Conto Termico per il solare termico. Quale convenga su ciascun intervento è una valutazione caso per caso — fondo perduto subito contro detrazione spalmata, capienza fiscale, tempi. Le regole aggiornate delle detrazioni le trovi nella nostra guida ai bonus fiscali in edilizia. Per le PA, e solo per gli edifici di loro proprietà, la cumulabilità con altri finanziamenti pubblici è ammessa fino al 100% delle spese.

Diagnosi energetica e APE: quando servono

Per le opere più complesse — isolamento termico, riqualificazione NZEB, impianti di potenza pari o superiore a 200 kW, solare termico oltre 100 m² — sono obbligatori la diagnosi energetica prima dei lavori e l’APE dopo. La diagnosi, quando richiesta, deve essere redatta da un Esperto in Gestione dell’Energia (EGE) certificato o da una ESCO certificata: l’esperienza o un semplice attestato di formazione non bastano.

La buona notizia è che queste spese sono a loro volta incentivabili, se obbligatorie: al 100% per PA ed Enti del Terzo Settore, al 50% per i privati e le cooperative sociali (non lo sono, invece, per le grandi imprese e gli ETS economici), entro massimali che dipendono da destinazione d’uso e superficie (orientativamente 1,5 €/m² fino a 10.000 € per il residenziale, di più per scuole e ospedali). Per le imprese che intervengono sul terziario, l’APE ante e post operam serve a dimostrare la riduzione della domanda di energia primaria, che è uno dei requisiti del Titolo II.

Per le PA e gli ETS non economici c’è anche un contributo anticipato per la sola redazione della diagnosi: il GSE versa un acconto del 50% prima dei lavori e il saldo quando si presenta la domanda per almeno uno degli interventi previsti in diagnosi.

Come si chiede: tempi e adempimenti

L’accesso ordinario per i privati è quello diretto: si realizzano i lavori e si presenta la domanda al GSE sul Portaltermico (previa registrazione all’Area Clienti) entro 90 giorni dalla fine lavori. Il portale calcola in automatico l’incentivo dai dati inseriti, genera la scheda-domanda con le condizioni contrattuali e va firmata e ricaricata: attenzione, modifiche manuali al documento generato lo rendono inammissibile. Il GSE conclude l’istruttoria entro 60 giorni (120 per gli interventi più complessi).

Per i piccoli impianti (generatori fino a 35 kW e solare termico fino a 50 m²) c’è una procedura semplificata: se l’apparecchio è già nel Catalogo degli apparecchi del GSE, i dati tecnici si compilano da soli e non serve l’asseverazione del tecnico — basta l’autodichiarazione. Le Pubbliche Amministrazioni e le ESCO che operano per loro conto possono invece usare la prenotazione, presentando la domanda a preventivo.

Le cose da sapere per non perdere il contributo:

  • Niente bonifico parlante, ma attenzione alla causale. Non servono i modelli di bonifico delle detrazioni fiscali: basta la ricevuta leggibile del bonifico bancario o postale, intestato e ordinato dal richiedente. La causale deve però richiamare il D.M. 7 agosto 2025, il numero della fattura e i dati fiscali. Indicare per errore riferimenti a detrazioni fiscali (Ecobonus, ristrutturazioni) fa decadere il diritto all’incentivo: in quel caso va annullato e rifatto il pagamento.
  • Asseverazione del tecnico. Salvo i piccoli impianti a Catalogo, i lavori vanno asseverati da un tecnico abilitato, che certifica la conformità ai requisiti. La data di fine lavori coincide con l’asseverazione e non può superare i 120 giorni dall’ultimo pagamento (le sole prestazioni professionali non rilevano per questo conteggio). Per i privati è ammessa una dilazione dei pagamenti oltre i 120 giorni, purché l’ultima quota superi il 10% della spesa.
  • Documenti da conservare. Fatture, bonifici, foto pre e post intervento, diagnosi/APE quando previsti, certificazioni e dichiarazione di conformità dell’impianto vanno tenuti per tutta la durata dell’incentivo e per i cinque anni successivi.
  • Niente bis a breve. Sullo stesso edificio uno stesso intervento del Titolo III non è ripetibile per almeno un anno dal contratto con il GSE.

Il GSE effettua controlli — documentali e con sopralluoghi, anche senza preavviso — su almeno l’1% delle richieste ammesse e fino a 5 anni dopo l’ultima rata: ogni modifica all’intervento va comunicata tempestivamente e non può mai far aumentare il contributo riconosciuto. Dati falsi, documentazione mancante o componenti non conformi comportano la decadenza e il recupero delle somme.

Non anticipare tutto: mandato all’incasso e cessione del credito

Uno degli aspetti meno noti ma più utili per chi non vuole anticipare l’intera spesa. In accesso diretto, il privato può conferire un mandato irrevocabile all’incasso al proprio installatore: in pratica cede a lui l’incentivo netto, così salda la fattura con l’incentivo più il bonifico della sola quota a proprio carico. In alternativa, sempre in accesso diretto e con erogazione rateizzata, i crediti verso il GSE possono essere oggetto di cessione a un cessionario (ad esempio una banca), con atto notarile notificato al GSE.

Sul residenziale, una ESCO può fare da soggetto responsabile solo per interventi di una certa taglia (pompe di calore oltre 70 kW o solare oltre 20 m²); sotto quelle soglie lo strumento è proprio il mandato all’incasso. Sono meccanismi che vanno impostati bene fin dal preventivo: è il tipo di cosa che verifichiamo prima di far partire i lavori.

Domande frequenti

Posso avere il Conto Termico se installo una pompa di calore da zero in una casa nuova?

No. Il Conto Termico 3.0 incentiva la sostituzione di un impianto esistente su un edificio già accatastato e dotato di climatizzazione invernale. Gli edifici in costruzione (categoria catastale F), privi di impianto, sono esclusi. L’installazione ex novo è ammessa solo in casi particolari, come gli edifici agricoli o forestali.

Da privato posso usarlo per il fotovoltaico sul tetto di casa?

No, non sul residenziale. L’incentivo al fotovoltaico (e alle colonnine di ricarica) è riservato a PA e imprese su edifici non residenziali del terziario, e solo se abbinato a una pompa di calore. Per il fotovoltaico domestico vanno valutati altri strumenti.

Posso sommare Conto Termico ed Ecobonus?

Non sullo stesso intervento, ma sì su interventi diversi dello stesso cantiere: ad esempio Ecobonus sul cappotto e Conto Termico sul solare termico. La convenienza va calcolata caso per caso.

Posso isolare le pareti di casa mia con il Conto Termico?

Sul residenziale privato no: l’isolamento dell’involucro (Titolo II) è agevolato solo per PA, Terzo Settore non economico e imprese su edifici terziari. Per il cappotto della propria abitazione si usano i bonus fiscali.

In quanto tempo arriva il contributo?

Per gli interventi fino a 15.000 € l’erogazione è in un’unica soluzione; sopra quella soglia, in rate annuali costanti da 2 a 5 anni. La domanda va presentata entro 90 giorni dalla fine dei lavori, e il GSE conclude di norma l’istruttoria in 60 giorni.

Devo anticipare tutta la spesa?

Non necessariamente. In accesso diretto puoi conferire all’installatore un mandato irrevocabile all’incasso e versargli solo la quota a tuo carico, lasciando che incassi lui l’incentivo. In alternativa il credito verso il GSE può essere ceduto a una banca. Sono opzioni da concordare già in fase di preventivo.

Iniziamo dal tuo intervento

Capire se il Conto Termico 3.0 è la strada giusta — o se conviene un bonus fiscale — dipende dall’intervento, dall’impianto che hai oggi e dai tuoi consumi reali. Nei nostri progetti il ragionamento parte sempre da lì, non dal catalogo. Leggi anche la guida su ristrutturare casa a Napoli oppure contattaci per un sopralluogo gratuito.