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Mario Toraldo · Architetto Napoli

Reti duali e recupero dell’acqua piovana: la guida ai nuovi CAM 2026

Reti duali, recupero dell’acqua piovana e riuso delle acque grigie: cosa chiedono i nuovi CAM 2026 e cosa conviene fare in una casa privata. La guida dello studio mt-a.

Per decenni, nei progetti di architettura, l’acqua è stata un capitolo minore: un attacco, uno scarico, un preventivo dell’idraulico. Dal 2026 non è più così. I nuovi Criteri Ambientali Minimi per l’edilizia portano le reti duali — due distribuzioni separate, una per l’acqua potabile e una per tutti gli usi che potabile non devono essere — dalla scala urbanistica alla scala del singolo edificio. È un obbligo per le opere pubbliche, ma è soprattutto un’indicazione chiara di dove sta andando il modo di costruire. In questa guida spieghiamo cosa prevede la norma, cosa significa in pratica e cosa conviene fare già oggi in una casa privata, soprattutto in una città come Napoli dove l’acqua — quella che manca d’estate e quella che allaga d’inverno — è un tema concreto.

Cosa sono le reti duali

Una rete duale è un impianto idrico pensato in due circuiti distinti. Il primo distribuisce acqua potabile dove serve davvero: cucina, lavabi, doccia. Il secondo distribuisce acqua non potabile — piovana recuperata, o acque grigie trattate — agli usi che non la richiedono: cassette dei WC, irrigazione, lavaggio di superfici esterne. A monte, la stessa logica vale per gli scarichi: reti separate per acque nere (WC), acque grigie (docce, lavabi, lavatrice) e acque meteoriche (pioggia), così che ciascuna possa essere trattata, riusata o smaltita nel modo giusto.

Il principio è semplice: circa metà dell’acqua che consumiamo in casa non avrebbe alcun bisogno di essere potabile. Le sole cassette dei WC pesano per circa il 30% del consumo domestico. Usare acqua trattata e potabilizzata per scaricare un WC o bagnare un giardino è uno spreco che ci siamo potuti permettere finché l’acqua sembrava infinita.

Cosa chiedono i nuovi CAM 2026

Il DM 24 novembre 2025 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 281 del 3 dicembre 2025) ha aggiornato i Criteri Ambientali Minimi per l’edilizia, obbligatori dal 2 febbraio 2026 in tutti gli appalti pubblici di progettazione e lavori, come previsto dal Codice dei contratti (D.Lgs. 36/2023). Due criteri riguardano direttamente l’acqua:

  • Criterio 2.3.14 — Risparmio idrico. Per le nuove costruzioni, le demolizioni e ricostruzioni e le ristrutturazioni che rifanno l’impianto idrico, il progetto deve prevedere reti di scarico separate (meteoriche, grigie, nere), distribuzione duale potabile/non potabile, alimentazione di soccorso dalla rete potabile e contabilizzazione separata dei consumi.
  • Criterio 2.3.15 — Recupero delle acque meteoriche. Il progetto deve prevedere raccolta e stoccaggio dell’acqua piovana, destinata all’irrigazione e/o alle cassette dei WC, con impianti dimensionati su un bilancio idrico annuale e realizzati secondo le norme UNI/TS 11445 e UNI EN 805.

La vera novità è la scala: le reti duali erano già previste a livello territoriale dal Testo Unico Ambiente, ma con i nuovi CAM entrano dentro l’edificio. C’è poi un dettaglio tecnico che vale una sottolineatura, perché è il punto dove un impianto ben intenzionato può diventare pericoloso: la rete non potabile non deve mai poter contaminare quella potabile. La norma UNI EN 1717 impone una disconnessione fisica con vuoto d’aria — almeno il doppio del diametro dell’orifizio di alimentazione, e comunque non meno di 20 millimetri — tra il reintegro di acqua potabile e il serbatoio di accumulo. Non una valvola, non un dispositivo meccanico: aria. È il tipo di dettaglio che distingue un impianto progettato da un impianto improvvisato.

E nelle case private?

Per un committente privato le reti duali non sono, oggi, un obbligo generalizzato. Ma il quadro si sta stringendo. Il Testo Unico Ambiente (art. 146 del D.Lgs. 152/2006) indica da tempo le reti duali come obiettivo anche per l’edilizia abitativa; già dal 2009 il rilascio del permesso di costruire è subordinato, oltre che ai requisiti energetici, alle caratteristiche dell’edificio finalizzate al risparmio idrico e al reimpiego delle acque meteoriche; molti regolamenti edilizi comunali chiedono il recupero della piovana per le nuove costruzioni. E il Decreto Siccità del 2023 ha semplificato le vasche di raccolta in ambito agricolo, facendole rientrare nell’edilizia libera.

La storia dell’efficienza energetica insegna come va a finire: ciò che oggi è un criterio per le opere pubbliche, domani entra nei regolamenti edilizi e dopodomani nel valore di mercato degli immobili. Chi ristruttura oggi rifacendo gli impianti ha l’occasione di predisporre l’edificio adesso, a costo marginale, invece di riaprire le tracce tra dieci anni.

Quanto si risparmia davvero

In Italia si prelevano in media oltre 200 litri di acqua potabile al giorno per abitante, tra i valori più alti d’Europa. Con un recupero della piovana destinato a WC e irrigazione, una famiglia può sostituire il 40–50% del proprio consumo potabile. In bolletta, in città, il ritorno economico è moderato — l’acqua in Italia costa ancora poco rispetto al resto d’Europa — ma il conto non si ferma lì: un edificio con accumulo di meteoriche pesa meno sulla rete fognaria durante i nubifragi (la cosiddetta invarianza idraulica), tiene vivo un giardino anche nelle estati di restrizioni, e vale di più quando i criteri diventeranno standard.

Schema funzionale di un impianto di recupero dell'acqua piovana con rete duale: tetto, filtro, cisterna, pompa, usi non potabili, reintegro potabile con vuoto d'aria
Schema funzionale del recupero della piovana: le due reti non si toccano mai.

Come si progetta un impianto di recupero della piovana

Lo schema è collaudato: la copertura raccoglie, un filtro trattiene foglie e depositi, una cisterna (interrata in giardino o collocata in un locale tecnico) accumula, una pompa rilancia verso la rete dedicata a WC e irrigazione. Completano l’impianto il troppo pieno verso la rete meteorica e il reintegro dalla rete potabile — con il vuoto d’aria di cui sopra — per i periodi senza pioggia. Le tubazioni della rete non potabile vanno identificate e segnalate, per impedire collegamenti errati anche a distanza di anni.

Il dimensionamento non si improvvisa: si parte dalla pluviometria locale, dalla superficie e dal tipo di copertura, e dal fabbisogno reale degli usi serviti, costruendo un bilancio idrico annuale secondo la UNI/TS 11445 e la serie UNI EN 16941. Una cisterna troppo piccola non copre il fabbisogno; una troppo grande ristagna, costa e non si ripaga.

Acque grigie: il passo successivo

Il riuso delle acque grigie — recuperare l’acqua di docce e lavabi, trattarla e reimpiegarla per i WC — è il livello più avanzato del risparmio idrico, e anche il più delicato: le acque grigie sono classificate nella categoria di rischio più alta per la rete potabile, e richiedono trattamento, accumulo dedicato e disconnessioni rigorose. Ha senso soprattutto su scala condominiale, ricettiva o per edifici ad alto consumo, dove i volumi giustificano l’impianto di trattamento. In una casa singola, nella maggior parte dei casi, conviene partire dalla piovana.

Quando conviene farlo, in una ristrutturazione

Il momento giusto è uno solo: quando gli impianti sono già aperti. Se si sta rifacendo l’adduzione e gli scarichi — cosa che in una ristrutturazione completa accade quasi sempre — predisporre la doppia rete ha un costo marginale: qualche tubazione in più dentro tracce già aperte. La cisterna e la pompa si possono aggiungere anche dopo, ma la predisposizione no. Per una villa con giardino, dove l’irrigazione è la voce di consumo più sensibile, l’impianto completo si giustifica quasi sempre; in appartamento dipende dalla disponibilità di spazi comuni e dal condominio. Se l’intervento rientra in una ristrutturazione, le opere seguono la detrazione fiscale del cantiere: ne parliamo nella nostra guida ai bonus fiscali in edilizia.

Domande frequenti

Sono obbligato a fare le reti duali se ristrutturo casa?

No: l’obbligo dei CAM 2026 riguarda gli appalti pubblici. Per i privati valgono il regolamento edilizio comunale e, per le nuove costruzioni, i requisiti di risparmio idrico legati al permesso di costruire. Ma se state rifacendo gli impianti, predisporre la doppia rete oggi costa poco e vale molto domani.

L’acqua piovana recuperata si può bere?

No. L’acqua piovana recuperata serve usi non potabili: WC, irrigazione, lavaggi esterni. Per questo le due reti devono restare fisicamente separate e segnalate, senza alcuna connessione diretta.

Serve un permesso per installare una cisterna?

Dipende dal contesto. Dentro una ristrutturazione, l’impianto rientra nella pratica edilizia del cantiere (di norma una CILA). Le vasche a uso agricolo, entro certi limiti, sono oggi edilizia libera. In ambito condominiale serve il passaggio in assemblea. È una valutazione che facciamo in fase di progetto, insieme al resto.

Iniziamo dal tuo spazio

Se stai pensando di ristrutturare casa a Napoli e vuoi capire se il recupero dell’acqua piovana ha senso per il tuo caso, parliamone durante il sopralluogo: è gratuito, e l’acqua è una delle cose che guardiamo per prime. Contattaci o scrivici direttamente su WhatsApp.