Ho una regola informale nel mio lavoro: quando un oggetto funzionale smette di voler essere invisibile, di solito c’è un progetto interessante dietro. La mensola Luxline di Caccaro rientra pienamente in questa categoria.
Un centimetro di spessore. Lo dico perché è il dato che cambia tutto. Non è uno spessore tecnico, è una dichiarazione formale: questo oggetto non vuole pesare sullo spazio, vuole galleggiare in esso. Il LED integrato — con trasformatore e dimmer nascosti sul retro, gestibile da remoto — non è un’aggiunta: è la ragione per cui quella mensola ha senso in quella forma. Se togli la luce, rimane una mensola qualunque. Con la luce, diventa un sistema.

Da architetto che lavora su interni residenziali, ho sempre considerato l’illuminazione una delle variabili più sottovalutate nel progetto. Non parlo dei punti luce a soffitto — quelli ormai fanno parte del progetto strutturale. Parlo dell’illuminazione di prossimità, quella che scende vicino agli oggetti e crea un microclima visivo all’interno di uno spazio. Il cono di luce su un piano di lavoro, il riflesso radente su una parete, la luce che emerge da dentro uno scaffale. Quella luce lì.
Luxline — mensole a L in MDF laccato opaco o lucido, disponibile in oltre venti tinte — offre esattamente questo tipo di possibilità. Si possono installare più mensole, allineate in verticale o sfalsate, di lunghezze diverse, e il gioco di luci che ne risulta non è mai prevedibile allo stesso modo. Ogni configurazione genera un ambiente diverso. La stessa parete, con un ritmo diverso di mensole, cambia carattere.

Quello che trovo più riuscito in questo sistema è la pulizia formale. In un prodotto che incorpora tecnologia, il rischio del decorativismo è sempre alto: si tende a mostrare il LED, a mettere in evidenza il meccanismo. Caccaro ha fatto l’opposto — ha nascosto tutto ciò che non è necessario vedere. La luce emerge, il supporto scompare. È la gerarchia giusta.
Scrivo da Napoli, in un contesto dove la luce naturale è abbondante e quasi aggressiva per metà dell’anno. Ma proprio per questo so quanto sia importante saper gestire la luce artificiale nelle ore in cui quella naturale si ritira o diventa troppo direzionale. Un sistema come Luxline offre una risposta che è al tempo stesso tecnica ed estetica — e non è scontato trovare entrambe le cose nello stesso oggetto.

Nel mio studio mt-a uso spesso la luce di parete come strumento per raccontare la profondità di uno spazio, per dare rilievo a una superficie, per creare un ritmo in un corridoio lungo o in un soggiorno aperto. Un oggetto che fa questo lavoro con un centimetro di spessore ha già guadagnato la mia attenzione.
La domanda che mi resta aperta è questa: in un’epoca in cui tutto tende all’invisibilità tecnologica, ha ancora senso rendere visibile il meccanismo — anche solo per ricordarci che c’è una scelta dietro ogni luce che accendiamo?

