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La terra, di nuovo

SensiTerre di Florim, disegnata da Matteo Thun — il gres porcellanato che riporta il materiale al suo senso più originario

La terra, di nuovo

Matteo Thun è uno degli architetti e designer che rispetto di più — non per le sue opere più celebri, ma per la sua capacità di restare fedele a un’idea di semplicità che nel tempo diventa sempre più rara. Quando ho visto la collezione SensiTerre di Florim, progettata da Thun con Benedetto Fasciana, ho capito immediatamente da dove veniva: dalla terra. Non come metafora. Come materia.

La terra, di nuovo

SensiTerre è gres porcellanato, quindi tecnologicamente avanzato, industrialmente preciso, parte della linea CarbonZero di Florim — superfici carbon neutral che compensano tutte le emissioni di CO₂ lungo il ciclo di vita. Ma la sua ragione profonda è altrove: nei toni caldi di cotton, sand, blush, brick, amaranth, charcoal. Sei varianti cromatiche che non sono colori ma stati della stessa materia in momenti diversi della propria vita. Argilla che brucia, argilla che raffredda, argilla che invecchia.

La terra, di nuovo

Le superfici sono quattro — Natural, Grain, Ribbed, Grooved — e ognuna corrisponde a un grado diverso di presenza tattile. Natural è il punto zero, quasi neutro. Grain porta la grana. Ribbed introduce il ritmo delle righe. Grooved scava. Si può costruire con questi strumenti una grammatica del pavimento che non dipende dal colore ma dalla texture: stessa tonalità, superfici diverse, e lo spazio cambia carattere senza cambiare palette. È un tipo di raffinatezza che va capita prima di essere vista.

La terra, di nuovo

Da architetto che lavora prevalentemente su ristrutturazioni residenziali — spesso in appartamenti con storia, con soffitti alti, con la memoria del tempo ancora visibile nei muri — ho sempre cercato materiali che non litigassero con quello che c’era già. Non materiali neutri nel senso dell’anonimato, ma materiali con un’identità così radicata che non hanno bisogno di imporsi. SensiTerre appartiene a questa famiglia.

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Il fatto che venga da Florim — azienda che ha nel DNA la produzione di gres ad altissime prestazioni — è una garanzia tecnica importante. Ma quello che mi convince di questa collezione non è la scheda tecnica. È la sensazione che dietro ci sia una posizione culturale precisa: la ceramica non come superficie di finitura ma come eredità di un saper fare che ha radici lunghissime nel Sud dell’Europa e del Mediterraneo.

La terra, di nuovo

Scrivo da Napoli, dove la ceramica è cultura prima ancora che materiale. Le maioliche di Vietri, i pavimenti in cotto dei chiostri, le piastrelle di fine Ottocento nei palazzi del centro storico — sono tutti oggetti che parlano di un rapporto con la terra che non è mai stato puramente decorativo. È sempre stato un modo di stare nel mondo, di misurare lo spazio con i piedi prima ancora che con gli occhi.

La terra, di nuovo

SensiTerre mi ricorda che questo rapporto è ancora possibile. Anche in un gres porcellanato fatto con oltre il sessanta percento di materiali riciclati e premiato ai Wallpaper Design Awards 2025.

La domanda che mi porto: stiamo davvero scegliendo i materiali per quello che sono, o ancora troppo spesso per come sembrano?

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