Studio di architettura · Napoli · dal 1999
← Rassegna

L’Armadillo non invecchia

La poltrona di Gianni Pareschi torna in versione Caleidoscopic: un oggetto del 1969 che non smette di avere qualcosa da dire

L’Armadillo non invecchia

Ci sono oggetti che appartengono al loro tempo e ci sono oggetti che appartengono a tutti i tempi. Questa distinzione, in apparenza banale, mi sembra invece fondamentale ogni volta che progetto un interno. La poltrona Armadillo di Busnelli — disegnata da Gianni Pareschi nel 1969 — sta saldamente nella seconda categoria.

L’ho incontrata di recente nella sua nuova veste Caleidoscopic. Mi sono fermato.

Era il 1969. In Italia si costruiva, si sperimentava, si rimetteva in discussione tutto. Il design radicale cercava forme nuove per un mondo che stava cambiando in modo irreversibile. Pareschi — architetto e designer di quella stagione inquieta — disegna una poltrona che sembra uscita da un bestiario fantastico: i cuscini si sovrappongono sulla struttura tubolare come le scaglie di un armadillo, e il nome diventa inevitabile. Non è una metafora decorativa: è una logica costruttiva che genera forma.

La struttura è un tubolare metallico ricurvo, con finitura ossidata. Scarna, quasi industriale. Ma i cuscini — cuciti a punto incrociato con fili a contrasto — trasformano quella struttura in qualcosa di caldo, quasi organico. Il paradosso è tutto qui: un oggetto che sembra rigido all’occhio e si rivela morbido e avvolgente quando ci si siede. La forma parla di tensione. Il materiale parla di accoglienza.

Nella versione Caleidoscopic, Busnelli ha spinto questo paradosso ancora più in là. Il rivestimento tessile è multicolor, i cuscinetti si alternano in decine di tonalità che ricordano la tavolozza di un pittore disattento, le cuciture a punto incrociato diventano un gesto grafico preciso. Il telaio è color ruggine, ossidato. Il risultato è un oggetto che guarda al passato con una sicurezza assoluta. Non c’è nostalgia, c’è identità.

Nel mio lavoro a Napoli — nelle ristrutturazioni residenziali che occupano la maggior parte del mio tempo — mi trovo spesso a ragionare sui pezzi iconici come elementi di ancoraggio emotivo in uno spazio. Non come citazioni, non come status symbol. Un oggetto con una storia vera, progettato con un’intenzione vera, cambia la percezione di una stanza in un modo che nessun accessorio decorativo può imitare.

L’Armadillo funziona perché non cerca di essere contemporaneo. È già oltre quella preoccupazione. È un pezzo che si porta in una stanza e quella stanza smette di essere generica.

Ciò che mi colpisce di più, da architetto, è la coerenza tra struttura e rivestimento: non sono due componenti che si sovrappongono, sono due linguaggi che dialogano. Il tubolare nudo e la materia sensoriale dei cuscini si cercano e si completano. È esattamente il tipo di relazione che cerco tra materiali diversi in un progetto: una dialettica che non sia decorativa ma strutturale.

Guardando questo pezzo, mi chiedo quante volte ciò che chiamiamo «vintage» sia semplicemente un pensiero ben fatto che il tempo non ha consumato.

Hai un progetto?

Parliamo del tuo spazio.

Sopralluogo gratuito, preventivo trasparente, tempi certi.

Scrivici su WhatsApp Guarda i progetti