C’è un punto, sulla costa di Vathy Bay a Sifnos, dove un muro a secco smette di trattenere la terra e comincia a essere una casa. Alexandre Pavlidis, che con il proprio studio lavora tra Parigi e Atene, non posa un volume sul pendio: toglie uno dei muri di contenimento esistenti e mette l’abitazione al suo posto, sotto il livello del terreno anziché sopra.

Il progetto fa parte di Fysika, dal greco φύσις, natura, un piccolo gruppo di ville pensato per posarsi sulle terrazze agricole delle Cicladi senza interromperne il disegno secolare. Qui il gesto è chirurgico quanto radicale: una sola apertura nella massa di pietra segna l’ingresso, e il resto della costruzione resta protetto dal profilo della collina. Da lontano si intravede solo una piccola costruzione bianca, poco più alta di un rifugio da pastori, il resto si intuisce, non si vede.

Gli ambienti comuni corrono in lunghezza, paralleli alle curve di livello, come le terrazze che li accolgono: è la loro sottigliezza a garantire la vista sul mare senza mai esporre la casa a chi la osserva da fuori. Pavlidis rinuncia alla facciata come dispositivo di rappresentanza e affida ogni relazione con l’esterno a una soglia, un varco tra due masse di pietra, uno scorcio che si apre e si richiude nel giro di pochi passi.
È un’architettura che non cerca di apparire: cerca il permesso di scomparire nel paesaggio che la precede.

Al centro della pianta, un patio quadrato lascia entrare la luce dall’alto e ospita un ulivo che diventa l’unico elemento verticale percepibile dall’interno, non un ornamento, ma la misura del tempo che la casa accetta di condividere con il terreno che la contiene.


La stessa pietra estratta durante lo scavo torna a vista negli angoli e nei setti portanti: non un rivestimento applicato in un secondo momento, ma la struttura portata dentro casa, con la sua grana irregolare e i suoi colori terrosi. Il cemento grezzo dei soffitti e il rovere degli arredi su misura restano deliberatamente in secondo piano, materiali silenziosi che lasciano alla muratura il compito di raccontare il luogo.

Anche in verticale la casa evita l’enfasi: una scala in pietra calcarea chiara sale verso la superficie, stretta tra due pareti di pietra scura, e la luce che filtra dall’alto diventa l’unico segnale di direzione. Salire, qui, significa uscire progressivamente dalla terra.


Non è un’architettura che chiede di essere fotografata da lontano, e infatti da lontano quasi non esiste. Fysika mette in scena l’idea che nascondersi possa essere un valore progettuale tanto quanto apparire — una scommessa non banale, su un’isola dove il paesaggio stesso è già il progetto più riuscito.
Scheda progetto
Studio: Alexandre Pavlidis Architect (OFFICE MUTO)
Luogo: Vathy Bay, Sifnos, Cicladi, Grecia · 2025
Fotografie: Simone Bossi



