Un sistema modulare outdoor che ridefinisce il confine tra interno ed esterno, con una visione materica e mediterranea del vivere all’aperto

Scrivo da Napoli, dove il confine tra dentro e fuori non è mai stato davvero un problema da risolvere. È sempre stato una condizione naturale. I cortili, i terrazzi sul mare, i balconi come stanze aggiuntive: noi abitiamo l’esterno con la stessa cura con cui abitiamo l’interno, e lo facciamo da secoli, senza bisogno che il design ce lo ricordasse.
Eppure quando vedo il sistema Maximo, disegnato da Raffaello Galiotto per Nardi, qualcosa mi colpisce. Non è la novità — è la coerenza. Galiotto lavora con Nardi da trent’anni. Si sente. Questo non è un prodotto disegnato per colpire in fiera: è un prodotto costruito nel tempo, con la pazienza di chi conosce ogni fase del processo produttivo e non ha più nulla da dimostrare.

La logica compositiva di Maximo parte da un modulo base — 80×80 centimetri, sostanzialmente una poltrona — che si moltiplica, si connette, si riconfigura senza attrezzi. Da architetto che lavora spesso con spazi da ridisegnare nel tempo, apprezzo questa flessibilità non come argomento di vendita ma come criterio progettuale vero. Gli spazi cambiano. Le famiglie cambiano. Un arredo che si adatta senza essere sacrificato è una scelta intelligente, non solo comoda.
La struttura è in resina rigenerata — sezioni triangolari che alleggeriscono la massa visiva senza rinunciare alla rigidità. I cuscini sono in fibra acrilica Sunbrella, in parte riciclata, trattati senza PFAS. L’intero sistema è certificato 100% riciclabile, prodotto in Italia. Sono dati che nei capitolati pesano sempre di più, e che per me contano anche per un’altra ragione: la durabilità è un atto etico. Un prodotto che dura sottrae meno risorse di uno che si sostituisce ogni tre anni.

La palette cromatica è quella che mi convince di più. Il terracotta, il verde salvia, la sabbia: toni che non competono con il contesto, lo abitano. La terza immagine — il Maximo verde salvia disteso davanti a una costruzione in pisé, pavimentazione in pietra irregolare, cielo aperto — racconta qualcosa che sento familiare. È il Sud. È quella relazione tra materia costruita e paesaggio che nel nostro lavoro cerchiamo sempre, spesso senza trovare prodotti capaci di tenerla.
Galiotto ha detto che con Maximo voleva portare il salotto in giardino. La formula funziona perché descrive un cambio di paradigma preciso: non l’arredo da esterno tradizionale, funzionale ma estraneo all’architettura, ma qualcosa che porta con sé la qualità tattile dell’interno. Una soglia. Una stanza senza pareti. Nel concetto di architettura consapevole che guida il lavoro di mt-a, questa è esattamente la direzione giusta: spazi che non separano, ma continuano.
Quello che resta, guardando Maximo, è una domanda che mi faccio spesso: quante volte progettiamo l’interno con cura e lasciamo il fuori al caso? E quanto spazio perdiamo, ogni volta, non solo in termini fisici?
Maximo — design Raffaello Galiotto per Nardi Outdoor, 2024. Struttura in resina rigenerata, cuscini in fibra acrilica Sunbrella riciclata. Produzione Made in Italy, 100% riciclabile.

