C’è una parola che nel racconto di molti agriturismi italiani viene usata a sproposito, ed è “gentilizio”. Vuol dire delle famiglie nobili — palazzo gentilizio, villa gentilizia — l’architettura della rappresentanza, pensata per essere vista prima che abitata. Vistamare, la tenuta di Carlo Cracco e Rosa Fanti sulle colline di Santarcangelo di Romagna, non è niente di tutto questo. Nasce da tre cascine, non da una villa padronale. È architettura colonica — la casa del mezzadro, dove il podere è un’unità produttiva e la casa ne è lo strumento — e la differenza, per chi scrive relazioni di progetto e pratiche in Soprintendenza, non è affatto un dettaglio.

Rosa Fanti, santarcangiolese, e Carlo Cracco acquistano nel 2019 l’ex azienda agricola alla Ciola Corniale: diciotto ettari tra vigneto, uliveto, frutteto e orto, con ulivi di oltre due secoli e vigne di settant’anni. Prima vendemmia nel 2021; oggi le etichette sono Colle Giove, Fiammarossa — dal Trebbiano della Fiamma, varietà autoctona recuperata — e Ciola. Nel 2026 arriva l’ultimo tassello: quattro camere, piscina, una cucina affidata a Mattia Mangolini e aperta anche a chi non pernotta.

Le tre cascine abbandonate sono state recuperate dentro un edificio rurale del Settecento. Gli interni sono chiari, e ogni camera ha una propria coppia cromatica — giallo-arancio, rosa-lilla, verde-giallo, blu-azzurro — che fa da segnaletica senza bisogno di numeri sulla porta. La cucina è separata dal living da una struttura in ferro e vetro scanalato: si intuisce il movimento dietro, invece di nasconderlo del tutto, come succede in una casa vera.

Nel sistema mezzadrile la casa colonica non esisteva da sola: era una tessera di una possessione, e al vertice c’era la villa-fattoria del proprietario, che quasi mai lavorava la terra. È lì che sta il rovesciamento interessante di Vistamare: rimette in piedi quella struttura — un proprietario che viene da fuori, una tenuta che produce per la sua tavola, una filiera che arriva fino al ristorante di Cracco a Milano — ma senza la villa. Il fabbricato scelto per ospitare il racconto è il più umile della gerarchia, perché oggi è l’umile a valere come garanzia di autenticità.

Nel Settecento il prestigio stava nella facciata padronale; nel 2026 sta nel muro di sasso del contadino.
Alla data di questa scheda non risulta accreditato pubblicamente nessuno studio di architettura per il recupero di Vistamare: la stampa locale e i magazine di viaggio descrivono gli spazi, non firmano il progetto. È una lacuna che vale la pena segnalare, non perché sia sospetta, ma perché rende più netto il confronto con l’altro progetto dello stesso committente. Otto anni prima, a Milano, Studio Peregalli aveva vestito Cracco in Galleria con stucchi dipinti a mano e specchi invecchiati: un registro gentilizio dichiarato, costruito per reggere il confronto con la Galleria di Mengoni. Qui il registro è opposto — bisogna sparire dentro il podere, non competere con niente — e forse è proprio per questo che il progetto non sente il bisogno di una firma: la sua credibilità viene dalla cascina, non dall’autore.

Resta una domanda aperta: se questo genere di recupero — poche camere, un ristorante, una filiera che gli dà senso economico — sia un modello replicabile per l’entroterra romagnolo, pieno di case coloniche in abbandono, o se sia un caso singolo, reso possibile da un capitale e un nome che arrivano da fuori e non sono esattamente scalabili. È, in fondo, la stessa domanda che la mezzadria si portava dietro da cinque secoli.
Scheda progetto
Progetto: recupero a cura della proprietà — nessuno studio di architettura risulta accreditato pubblicamente
Luogo: Ciola Corniale, Santarcangelo di Romagna (RN) · edificio del Settecento, apertura ospitalità 2026
Immagini: Pexels, licenza libera (fotografie illustrative del paesaggio e della tipologia rurale, non della tenuta)



