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Lo scavo come primo gesto

A Casa Balma Murada, MESURA fa collassare scavo e costruzione: la pietra del garage interrato diventa il muro perimetrale della casa, a secco, senza malta.

Lo scavo come primo gesto

C’è un momento, nei cantieri in pietra, in cui il progetto esiste già prima che venga costruito nulla: è quando si scava. A Casa Balma Murada, sulla costa mediterranea spagnola, MESURA ha fatto di quel momento l’intero programma dell’architettura. Il garage interrato ha bisogno di uno scavo nel promontorio roccioso; lo scavo produce pietra; la pietra, invece di essere smaltita, diventa il materiale con cui si costruiscono i muri perimetrali della casa. Non c’è approvvigionamento, non c’è trasporto: il sito e la struttura collassano nella stessa operazione.

Casa Balma Murada sul promontorio, con il garage ricavato nello scavo della roccia
La casa sul promontorio, con il garage ricavato nello scavo della roccia. Foto: Rory Gardiner

È una scelta che elimina un passaggio che diamo per scontato — quello tra il luogo e ciò che vi si costruisce sopra — e nel farlo restituisce all’atto del costruire una specie di onestà arcaica. I muri sono a secco, senza malta: corsi irregolari e stratificati, pensati per assestarsi con il terreno invece di contrastarlo, affidati a massa e gravità come le architetture rurali del Mediterraneo hanno sempre fatto prima che il cemento armato rendesse superfluo questo tipo di intelligenza costruttiva. Lo spessore murario, oltre a portare, regola il clima: inerzia termica passiva, nessun bisogno di rincorrerla con gli impianti.

Il sito e la struttura collassano nella stessa operazione: la pietra che c’era già, spostata del minimo indispensabile per diventare riparo.

Il varco tra la roccia dello scavo e il muro in pietra di Casa Balma Murada
Il varco tra la roccia dello scavo e il muro costruito con la stessa pietra. Foto: Rory Gardiner

All’esterno la casa è tettonica, quasi minerale — un affioramento che si distingue dalla roccia madre solo per la regolarità della posa. All’interno la logica si capovolge: pareti bianche, pavimenti in cemento levigato, una continuità di luce e di calma che Nora Batlle (Belonging Home) ha curato senza mai competere con la materia grezza fuori dal vetro. Ogni ambiente ha un rapporto dichiarato con un pezzo di paesaggio diverso — il promontorio, il mare, il villaggio in basso — e le vetrate a tutta altezza, incassate nello spessore della pietra, fanno da cerniera tra i due registri invece di limitarsi a inquadrarli.

C’è anche un secondo pensiero, meno visibile ma altrettanto preciso: l’orientamento dei corpi di fabbrica non insegue solo le viste, ma anche il vento di costa, che qui è un dato di progetto quanto la luce. I volumi si dispongono per fare da schermo, non per subirlo.

Il risultato non è la casa in pietra come immagine — quella retorica un po’ consumata del rifugio mediterraneo — ma la pietra come conseguenza: quella che c’era già, spostata del minimo indispensabile per diventare riparo.


Scheda progetto

Studio: MESURA · Interior design: Nora Batlle – Belonging Home

Luogo: costa mediterranea, Spagna · 2025

Fotografie: Rory Gardiner

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