A Cersaie c’è sempre il rischio di uscirne con la sensazione che tutto, alla fine, sia una variazione sul digitale: stampe iperrealistiche di marmo, legno, cemento, sempre più fedeli e sempre più uguali tra loro. Mutina, a Fiorano Modenese, ha presentato quest’anno una collezione che va nella direzione opposta, e lo fa rinunciando deliberatamente alla tecnica che ha reso possibile quella fedeltà: niente stampa digitale, solo pigmenti e smalti macinati ad acqua, come si faceva prima che la ceramica imparasse a fotografare la realtà.
Si chiama Otto, e il nome è già un programma: otto tonalità — Terra, Latte, Burro, Cipria, Nebbia, Perla, Salvia, Acqua — tutte desaturate, tutte vicine, nessuna che gridi sopra l’altra. Nascono dalla palette storica dell’azienda, oltre centonovanta colori naturali accumulati in anni di ricerca, filtrati qui attraverso un riferimento dichiarato: la fotografia di Luigi Ghirri, il silenzio dei suoi paesaggi emiliani, quella luce diffusa che non illumina ma avvolge. Non è un’operazione di marketing culturale appoggiata al nome giusto — è un’anima che si sente, come dicono in azienda, perché la si vede nel modo in cui ogni lastra tiene il colore senza farlo esplodere.

Il formato è una doga sottile, 15×90 centimetri, pensata per pavimenti e rivestimenti sia dentro che fuori casa. Su ogni lastra corre una micro-onda in rilievo, leggerissima, che non si legge in foto e si sente sotto la mano: posata lastra accanto a lastra, la trama prosegue senza interruzione, come se la superficie fosse continua e non fatta di pezzi. È un dettaglio che conferma quanto diciamo spesso ai clienti che si innamorano delle fotografie dei materiali: certe ceramiche vanno giudicate in showroom, non su uno schermo. Il colore si legge; la superficie si deve toccare.


Mutina, a differenza di tante aziende del distretto, non ha quasi mai bisogno di firmare le proprie collezioni con un nome fuori dall’azienda per dire qualcosa. Otto è un progetto interno, e proprio per questo racconta meglio di altri che cosa intende Mutina quando dice “ricerca”: non la novità di una texture, ma la disciplina di togliere — niente stampa, niente effetto, solo un impasto e una luce. A Fiorano, in showroom, la collezione è stata presentata ad ambienti interi, pareti e pavimenti nella stessa tonalità o in tonalità vicine, per mostrare come cambi la percezione dello spazio quando il colore non compete con nulla.
La quiete visiva che ottieni non si stampa, si cuoce.

C’è anche un dato che riguarda la sostenibilità, e che vale la pena citare non come etichetta ma come conseguenza tecnica: la lastra contiene oltre il 20% di materiale riciclato, risultato diretto di un processo che usa meno risorse proprio perché rinuncia alla stampa. Risparmiare un passaggio produttivo, in questo caso, coincide con ottenere un risultato più sobrio: due obiettivi che raramente vanno nella stessa direzione si trovano qui a coincidere.

Resta un punto che vale la pena dichiarare con chiarezza, perché è anche un metro di giudizio: Otto non è un materiale che convince da un rendering. Convince quando lo si prescrive, lo si vede arrivare in cantiere e lo si guarda cambiare con la luce del giorno — proprio come un paesaggio di Ghirri, che non ha bisogno di un soggetto eccezionale per restare negli occhi.
Scheda progetto
Produttore: Mutina, Fiorano Modenese · progetto interno
Presentazione: Spazio Mutina, Cersaie · settembre 2026
Formato: doghe 15×90 cm, gres porcellanato smaltato · otto tonalità · oltre 20% materiale riciclato
Fotografie: Gerhardt Kellermann



