Suber e la seconda vita del sughero: quando la materia diventa linguaggio

15 Febbraio, 2026
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Ho ritrovato in archivio una foto pubblicitaria del 2023. Era un’immagine pensata per il Salone di Milano, ma riguardandola oggi non ho pensato all’evento, né al contesto fieristico. Ho pensato al lavoro di questa azienda e alla sensibilità del designer che ne ha guidato la direzione creativa. A volte basta una fotografia per riattivare una riflessione più profonda sul senso del progetto.

Due volumi inclinati in sughero, quasi in equilibrio dinamico, e un piccolo uccello appoggiato sopra. Fondo chiaro, nessuna scenografia, nessuna distrazione. Solo materia e forma. È un’immagine che parla sottovoce, ma con grande chiarezza.

Suber nasce come progetto di economia circolare legato al recupero dei tappi in sughero. Dietro c’è l’esperienza di Amorim Cork Italia e un percorso strutturato di raccolta e trasformazione che restituisce alla materia una seconda possibilità. Il sughero viene triturato e riassemblato in un composto tecnico chiamato CORE, mantenendo però quella qualità tattile e visiva che lo rende immediatamente riconoscibile. Non è un materiale travestito, non è un effetto. È sughero, con la sua grana, le sue imperfezioni, la sua memoria.

Il lavoro di Jari Franceschetto, direttore artistico del progetto, non si limita a disegnare oggetti. Traduce una filosofia in forma. I cilindri inclinati, apparentemente semplici, sono in realtà un esercizio di equilibrio tra stabilità e tensione. Il taglio obliquo interrompe la forma primaria e introduce un dinamismo silenzioso. È un gesto controllato, quasi architettonico.

Da architetto, ciò che trovo interessante non è soltanto la sostenibilità dichiarata, ma il modo in cui questa diventa linguaggio. Il sughero non viene nobilitato attraverso finiture o artifici, ma attraverso la proporzione, la scala, il rapporto con lo spazio. Questi pouf e tavolini non sono semplici complementi. Sono presenze materiche che dialogano con superfici minerali, con intonaci a calce, con pavimenti in pietra o cemento levigato. In un interno mediterraneo, soprattutto nel Sud Italia, la loro natura trova una coerenza quasi spontanea.

C’è un aspetto che mi interessa particolarmente nel progetto Suber: la dimensione etica non è esibita, è incorporata. Il ciclo di raccolta, la trasformazione del rifiuto in risorsa, la filiera italiana, tutto questo non diventa retorica, ma struttura. E quando l’etica è struttura, allora l’estetica diventa conseguenza.

Nel lavoro quotidiano dello studio mt-a a Napoli, il tema della materia autentica è centrale. Non cerchiamo superfici che simulano altro, ma materiali che raccontano il proprio ciclo di vita. Il sughero, con la sua capacità di rigenerarsi e con la sua storia mediterranea, è un materiale che porta dentro di sé un paesaggio. Inserirlo in un progetto significa inserire una narrazione silenziosa, ma potente.

Rivedere quella fotografia mi ha ricordato che il design più interessante oggi non è quello che sorprende per eccesso, ma quello che convince per coerenza. Suber e il lavoro di Jari Franceschetto mostrano come la bellezza possa nascere da un gesto responsabile, da una scelta consapevole, da una relazione rispettosa con la materia.

E forse è proprio questa la direzione più contemporanea dell’architettura e dell’interior design: trasformare ciò che esiste già in una nuova possibilità formale, senza perdere la memoria della sua origine.

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