Il primo numero civico su via Cerere non promette molto: bugnato chiaro, un balcone in ferro battuto, lo spigolo che la luce del primo pomeriggio arrotonda appena. È dentro, superata la soglia, che Palazzo Cerere rivela il suo vero argomento: un edificio di fine Ottocento nel quartiere murattiano di Polignano a Mare, restaurato da M+T Architetti (Lucrezia Montalbò e Domenico Tanese) e convertito in dimora per l’ospitalità senza che le volte in pietra abbiano mai dovuto imparare a recitare una parte diversa da quella che hanno sempre avuto.

Il gesto, se c’è, sta nella sottrazione più che nell’aggiunta. Le volte a botte restano a vista, grezze, portanti come sempre sono state; il consolidamento sismico e gli impianti energetici, la parte più costosa e meno fotogenica di ogni restauro, si nascondono sotto l’intonaco e dentro gli spessori murari, senza mai competere con la pietra per l’attenzione. È una gerarchia precisa: la struttura storica parla, il progetto contemporaneo ascolta e inserisce solo ciò che serve a far funzionare la casa come ospitalità, non come museo di sé stessa.
Le volte restano a vista, grezze, portanti come sempre sono state: il nuovo entra come velo, non come maschera.

Fuori, la facciata d’angolo racconta la stessa misura: pietra calcarea ripulita e riportata a un colore caldo e uniforme, il balconcino in ferro restaurato, serramenti a taglio termico che dal filo strada si leggono come infissi d’epoca e non come la tecnologia che in realtà sono. Nessuna estensione, nessun piano aggiunto: il volume ottocentesco resta l’unico volume, e il progetto si gioca tutto nella sezione, tra il pianterreno d’ingresso e la terrazza ricavata in copertura.


All’interno la stessa logica si fa più esplicita. Dove serve un elemento davvero nuovo, una porta, una cornice, un punto luce, il materiale dichiara la propria età invece di mimetizzarsi: acciaio corten e bronzo architettonico, superfici pensate per invecchiare a vista anziché imitare la pietra che le circonda. Le suite si susseguono sotto le volte originarie, con tessuti nei toni caldi della terra e luci nascoste che accendono la curvatura del soffitto invece di illuminare la stanza frontalmente: un’illuminazione pensata per far vedere la struttura, non per nasconderla.


Nei bagni il confronto tra vecchio e nuovo si fa più fisico: pareti in vetro rigato al posto di tramezzi pieni, perché un diaframma traslucido, opaco alla vista ma non alla luce, lascia intuire la continuità della volta anche dove la pianta si frammenta in stanze più piccole. È una scelta che rifiuta la tentazione più facile, quella di murare tutto e far sparire la struttura dietro cartongesso e faretti.

In copertura, dove il palazzo storico finisce e comincia il tetto, il linguaggio cambia di proposito: una vasca idromassaggio circolare su una base a gradoni in legno, l’unico elemento della casa che non finge di essere sempre stato lì. È la parte più apertamente contemporanea del progetto, ed è anche la meno timida, collocata non per caso sopra le volte che tutto il resto del restauro ha protetto, come se il tetto fosse il solo luogo in cui al nuovo è concesso di essere, semplicemente, nuovo.
Scheda progetto
Studio: M+T Architetti, Lucrezia Montalbò e Domenico Tanese
Luogo: Polignano a Mare, quartiere murattiano · 2026
Fotografie: Vito Corvasce



