
Nel cuore silenzioso di Milano, tra le architetture misurate di via Caradosso, la ristrutturazione della sede di Banca Ersel firmata da Alfonso Femia per Atelier(s) Alfonso Femia rappresenta un intervento che parla sottovoce.

Non è un progetto che cerca l’effetto. È un lavoro di stratificazione, di rispetto, di misura. E proprio per questo, come architetto, lo trovo interessante.
L’edificio originale – anni Venti, linguaggio sobrio, impostazione classica milanese – viene restaurato e reinterpretato senza mai tradire la sua identità. Ma è nei dettagli contemporanei che si gioca la partita più delicata. Ed è qui che entra in scena il lavoro sugli elementi metallici realizzati da Gonzato Group.

Il dialogo tra memoria e contemporaneità
L’intervento non è una semplice ristrutturazione funzionale. È un’operazione di equilibrio.
La facciata storica viene recuperata con rigore filologico, mentre la corte interna diventa uno spazio di luce e relazione. L’ultimo livello si apre verso terrazze fruibili, schermate e protette da una nuova struttura metallica che non invade, ma accompagna.
Il metallo qui non è un materiale tecnico. È linguaggio.
Il metallo come architettura: il contributo di Gonzato Group
Il lavoro eseguito da Gonzato Group non è decorativo, né accessorio. È strutturale e identitario.
1. Le schermature e la nuova copertura
All’ultimo piano, una struttura integrata in acciaio e alluminio definisce un sistema di brise-soleil che protegge le ampie superfici vetrate e rende vivibili le terrazze.
Le lamelle verticali, ritmate e sottili, costruiscono una vibrazione materica che cambia durante il giorno, reagendo alla luce.
Dal punto di vista progettuale, è un gesto intelligente:
- controllo solare passivo
- protezione senza chiusura
- leggerezza visiva
Un elemento tecnico che diventa composizione architettonica.
2. Parapetti, scale, ascensore: il dettaglio come misura
All’interno della corte e negli spazi di connessione, parapetti in acciaio, strutture di protezione e coperture leggere dialogano con l’intonaco chiaro dell’edificio storico.
La finitura scelta – un tono caldo, vicino al Rose Brass – crea un ponte cromatico tra la pietra del basamento e le superfici contemporanee.
Non è ostentazione. È coerenza.
Il metallo viene lavorato con precisione artigianale:
profili calibrati, saldature invisibili, sezioni sottili ma performanti.
Questo tipo di intervento richiede una cultura costruttiva solida, capace di trasformare un disegno in materia senza tradirne l’intenzione.
Perché questo progetto è interessante
Dal mio punto di vista – e lo dico pensando al nostro lavoro in mt-a – questo progetto insegna tre cose fondamentali:
1. Il contemporaneo non deve gridare
Può essere silenzioso, ma incisivo.
2. Il metallo non è solo tecnica
È uno strumento espressivo. Se progettato bene, può diventare elemento di mediazione tra epoche diverse.
3. Il dettaglio costruisce l’identità
Un edificio direzionale oggi non è solo funzione: è esperienza.
Le terrazze schermate, la corte verde, la qualità tattile dei materiali parlano di un’architettura che si prende cura.
Una lezione per chi progetta oggi
La ristrutturazione della sede milanese di Banca Ersel dimostra che intervenire sull’esistente non significa rinunciare alla contemporaneità. Significa saperla dosare.
Il lavoro sugli elementi metallici, in questo caso, diventa il vero punto di contatto tra memoria e futuro.
E forse è proprio questo il messaggio più interessante:
la modernità non è una rottura, ma una stratificazione consapevole.
Un tema che, in fondo, riguarda anche noi che lavoriamo nel Mediterraneo, tra edifici storici, clima forte, luce intensa e necessità di sostenibilità concreta.
Il metallo, quando è pensato come architettura e non come semplice materiale, può essere una risposta elegante, tecnica e duratura.

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