
Ci sono ricerche che ti arrivano addosso nel momento sbagliato, e finiscono per diventare le più utili. ARC Pattern Research di Xtian Miller è una di queste. L’ho incontrata su Behance, in uno di quei momenti in cui stai cercando altro e invece trovi qualcosa che ti ferma.

Miller è un designer di Detroit. Nel 2020 ha pubblicato questo progetto di catalogazione visiva: venticinque pattern geometrici estratti da edifici reali di tutto il mondo, ridotti alla loro struttura essenziale, stampati su poster in bianco e nero. Ogni tavola riporta il nome dell’edificio, la sua posizione geografica e, dove pertinente, il nome dell’architetto. Niente di più. Il rigore grafico è quasi brutale.

Quello che mi ha colpito non è tanto la bellezza dei poster — che pure c’è — quanto il metodo. Miller non ha selezionato edifici famosi per la loro icona, ma per la loro grammatica. Ha cercato il modulo ricorrente: l’arco, la simmetria assiale, il cerchio, la griglia, il motivo ornamentale che si ripete come un respiro dentro una facciata. Ha preso architetture che vanno dall’ornamento islamico alle superfici contemporanee, dalla composizione rinascimentale all’astrazione moderna, e le ha messe a confronto su un piano comune — quello della struttura formale, depurata di tutto il resto.

In studio lavoriamo spesso su edifici esistenti. Ristrutturazioni, adeguamenti, interventi su tessuti storici. Una delle domande che ci torna più spesso, quasi come un riflesso, è: dove si trova la logica di questo spazio? Non l’intenzione originale, non la storia narrata dalle foto d’epoca, ma la struttura interna — il sistema di regole, implicite o esplicite, che ha generato quella facciata, quel prospetto, quell’andamento planimetrico. ARC Pattern Research è, in un certo senso, un tentativo sistematico di rispondere proprio a questa domanda.

Non è uno strumento operativo, non è un manuale da consultare prima di un progetto. È più simile a un allenamento alla percezione. Guardare quelle tavole — magari tornandoci più volte, a distanza di settimane — cambia un po’ il modo in cui si osserva un edificio. Si comincia a vedere i pattern dove prima si vedeva solo la superficie. Si riconosce il modulo dentro l’ornamento, si legge la simmetria dove l’occhio distratto vedeva solo decorazione.


C’è qualcosa di quasi terapeutico in un lavoro così ridotto. In un momento in cui la comunicazione del progetto si affida sempre più alle immagini sature, ai render fotorealistici, alle animazioni che simulano l’esperienza prima ancora che lo spazio esista, un poster in bianco e nero che mostra solo la geometria di un arco sembra quasi un atto di resistenza. Forse è per questo che me lo sono tenuto.


Il progetto completo è su Behance, con la scheda di ogni edificio di riferimento.



