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Delta Vienna: quando il nord e il sud del mondo si siedono insieme

La poltroncina Arflex firmata da Claesson Koivisto Rune porta dentro di sé storie lontane — e le risolve in una forma di rara leggerezza.

Delta Vienna: quando il nord e il sud del mondo si siedono insieme

Mi è capitata davanti su un ritaglio di rivista. Struttura quasi nera, sedile e schienale chiari, intrecciati, luminosi per contrasto. Ho ritagliato e tenuto. Poi ho iniziato a capire perché non riuscivo a dimenticarla.

La poltroncina si chiama Delta Vienna. È di Arflex, la disegna lo studio svedese Claesson Koivisto Rune. A guardarla bene, il nome racconta già tutto: Delta è la lettera greca triangolare — ed è esattamente la forma delle gambe, affusolate e precise nella loro geometria; Vienna è la paglia, il rattan intrecciato che riveste sedile e schienale, quel materiale che porta il nome dei caffè ottocenteschi della capitale austriaca. Due parole, due storie, un oggetto solo.

Arflex Delta Vienna — poltroncina lounge design Claesson Koivisto Rune

Il wengé è un legno africano di natura autoritaria. Scuro quasi fino al nero, striature violacee, grana densa, compatta. Non è un legno che si nasconde — occupa lo spazio, dichiara la propria presenza con una certa ostinazione. Usarlo in una poltroncina lounge richiede chiarezza: il rischio è la pesantezza, il risultato — quando funziona — è gravità senza rigidità. Le gambe della Delta Vienna sono tagliate con precisione geometrica. Il profilo è pulito, la struttura è tolta all’essenziale. Il wengé lavora qui come fondale, non come protagonista.

Poi c’è la paglia. Il rattan viene da lontano quanto il legno, ma da un’altra direzione — foreste pluviali del Sudest asiatico, fusti sottili che si arrampicano sugli altri alberi, una pianta che cresce veloce e ricresce dopo la raccolta. Intrecciato, diventa semitrasparente, elastico, caldo di tono. Fu Michael Thonet, a metà Ottocento, a trasformarlo in icona dell’industria moderna: la sedia numero 14, la più prodotta nella storia del design, aveva sedile e schienale in questa paglia viennese. Cento anni dopo, quel materiale è tornato — non come nostalgia, ma come risposta tecnica a un problema di leggerezza visiva. Il rattan alleggerisce ciò che senza di lui peserebbe.

Arflex Delta Vienna — dettaglio paglia di Vienna e struttura in wengé

Claesson Koivisto Rune lavorano da Stoccolma dal 1995. Mårten Claesson, Eero Koivisto e Ola Rune hanno costruito uno studio multidisciplinare — architettura e design insieme, come nella migliore tradizione nordica — che ha firmato prodotti per oltre ottanta brand internazionali. La loro cifra è una forma di minimalismo caldo: linee nette che non diventano freddezza, funzionalità che non rinuncia alla sensorialità. Con Arflex — azienda italiana nata nel 1947, con una genealogia che porta nomi come Marco Zanuso e Cini Boeri — hanno trovato un interlocutore adatto. Un’azienda che sa quando lasciare spazio al progetto senza trasformarlo in scheda tecnica.

Da architetto che lavora a Napoli, su spazi che spesso mescolano materie e tempi diversi, questo dialogo tra opposti mi appartiene. Il nero del wengé e il biondo del rattan non si annullano: si tengono in tensione produttiva. Duro contro elastico. Africa contro Asia. Ottocento contro oggi. Tutto risolto in un oggetto di 67 centimetri di larghezza che sa stare in un angolo senza alzare la voce.

Arflex Delta Vienna — poltroncina in contesto

Gli oggetti migliori sono palinsesti. Ci si siede sopra senza sapere che ci si sta sedendo su un caffè viennese, su una foresta del Borneo, su una savana africana, su uno studio a Stoccolma.

Forse è meglio così. Forse gli oggetti che portano il mondo dentro di sé funzionano proprio perché non lo raccontano — perché lasciano che tu ci stia, senza spiegazioni.

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