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«Ti» e l’equivoco Krano: il dialetto non è una cartolina, è uno straniamento

Il David di Donatello 2026 ha incoronato Krano cantautore delle radici. La sua vera genealogia è post-punk, e il dialetto trevigiano che usa è uno strumento di straniamento, non un’etichetta identitaria.

«Ti» e l’equivoco Krano: il dialetto non è una cartolina, è uno straniamento

Il David di Donatello 2026 per la Migliore Canzone Originale è andato a «Ti», di Krano, dalla colonna sonora di “Le città di pianura” di Francesco Sossai — un film che quella sera porta a casa otto premi. Nelle ore successive, la stampa generalista costruisce in fretta un’etichetta comoda: cantautore delle radici, voce del Veneto profondo, erede della tradizione dialettale. È l’unica cosa, di tutto il pezzo, che vale la pena correggere.

Pianura veneta nella nebbia
© Coralie Fritzenwanker / Pexels

Una genealogia diversa

Krano è il nome con cui Marco Spigariol, originario di Valdobbiadene, ha attraversato la scena musicale trevigiana da tutt’altra porta rispetto al cantautorato dialettale. Prima di «Ti» c’è un percorso post-punk: la chitarra nei Vermillion Sands, band che pubblica l’EP “Miss My Gun” per l’americana Sacred Bones Records e “In The Woods” per Fat Possum; la collaborazione con i torinesi Movie Star Junkies; il precedente progetto trevigiano La Piramide di Sangue. Il debutto solista, “Requiescat In Plavem” (2016), esce per Maple Death Records — la stessa etichetta, non un caso isolato. La genealogia musicale, insomma, non porta al folk: porta a un rock scuro, di ascendenza americana, che con la tradizione goliardica veneta non ha nulla da spartire.

Fiume in nebbia all'alba
© The Visionary Vows / Pexels

Il dialetto come dispositivo, non come bandiera

Il punto più frainteso è proprio l’uso del trevigiano. In un’intervista a Rolling Stone Italia dal titolo eloquente — «Non voglio avere nulla a che fare col Veneto» — Krano racconta di aver rifiutato esplicitamente i “testi molto da sagra paesana” tipici di una certa scena dialettale locale, e di usare il dialetto proprio per uscire dal Veneto, non per rappresentarlo. È un rovesciamento netto: non la lingua di chi celebra un’identità territoriale, ma uno strumento di straniamento — un modo per rendere estraneo, spiazzante, ciò che un ascoltatore darebbe per scontato solo perché suona familiare.

Strada di provincia vuota, di notte
© Vitaly Kushnir / Pexels

Coerente con questo rifiuto è anche la geografia affettiva che Krano rivendica: si riconosce nella comunità di Radio Black Out e del centro sociale El Paso, a Torino, più che in qualunque narrazione regionale veneta. E dichiara un’identità politica anarchica esplicita — non un dettaglio biografico a margine, ma la chiave con cui va letto anche il secondo album, “Lentius profundius suavius”, il cui titolo riprende il motto con cui Alexander Langer invitava a rallentare, approfondire, addolcire i tempi della politica e della vita. Langer, non la sagra di paese: è questa la biblioteca da cui Krano viene davvero.

Interno di un'osteria vuota, luce fioca
© Sultan Jafarov / Pexels

Un David che disorienta chi lo racconta

C’è qualcosa di rivelatore nel modo in cui un premio come il David di Donatello, arrivato tramite un film e non tramite un disco, spinge la stampa generalista a cercare la scorciatoia interpretativa più a portata di mano — il dialetto uguale radici, le radici uguale folklore — anche quando l’artista ha già smontato pubblicamente quella lettura. Non è la prima volta che un dispositivo linguistico pensato per straniare viene invece letto come la sua cosa opposta, un marchio identitario da esibire. Il fraintendimento, in un certo senso, conferma proprio il meccanismo che Krano descrive: il dialetto trevigiano suona come cartolina a chi lo ascolta da fuori, indipendentemente da cosa l’autore ci abbia effettivamente costruito sopra.

Resta da vedere se un David di Donatello, cassa di risonanza molto più larga di qualunque etichetta indipendente, cambierà anche il modo in cui Krano stesso potrà continuare a maneggiare quello straniamento — o se la lucidità con cui lo ha costruito finora basterà a proteggerlo dalla cartolina.

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