Faye Toogood racconta di aver rifiutato per anni le proposte delle aziende di piastrelle, sperando che prima o poi arrivasse una chiamata da Mutina. È arrivata quest’autunno, e il risultato — Faces & Figures, presentato nella sede di Fiorano Modenese durante Cersaie 2026 — è una collezione che non cerca di nascondere la propria origine industriale, ma la mette in discussione da dentro. La domanda di partenza, nelle sue parole, era “come posso sfidare la natura industriale di Mutina per creare qualcosa che sembrasse toccato dalla mano”.

Toogood ha lavorato come fa sempre: a mano, prima di ogni industrializzazione. Argilla, cartone, carta, tela nel suo studio londinese, per trovare la direzione prima ancora del materiale definitivo. “Volevo cominciare dalla sensazione — la sensazione dell’argilla che incontra il corpo”, ha detto a proposito del punto di partenza del progetto. Da lì il corpo umano è diventato il soggetto letterale: occhi, orecchie, bocche, nasi e persino capezzoli, trasformati in piccoli rilievi che punteggiano le piastrelle di campo come interruzioni, quasi cicatrici, nella superficie altrimenti regolare. “Ho letteralmente provato a portare l’umano — il corpo — dentro l’architettura”, spiega la designer, ed è una frase che va presa alla lettera più che come metafora.


La collezione si regge su un doppio registro che è anche una dichiarazione di metodo. Da una parte le piastrelle di campo — tre formati geometrici semplici, quattro colori terrosi (chalk, sand, clay, mud), finitura lucida o opaca — che da sole potrebbero essere un prodotto Mutina qualsiasi: discrete, pulite, pensate per sparire in un rivestimento. Dall’altra gli elementi figurativi, prodotti con lo stesso processo industriale ma pensati per non sparire mai: cinque rilievi anatomici in Chalk, una composizione di otto elementi chiamata Face, due forme organiche più grandi chiamate Figure, e un elemento tridimensionale, Brick, che cita i blocchi a muretto a secco e che — per restare fedele all’idea di manualità — non è mai identico a sé stesso: ogni pezzo porta le tracce della lavorazione.
Ho letteralmente provato a portare l’umano — il corpo — dentro l’architettura.


È qui che il progetto si gioca la propria credibilità, e detto con la franchezza che ci sembra dovuta: il rischio del figurativo in ceramica è sempre quello di scivolare nel decorativo bizzarro, nell’oggetto che fa notizia una volta e poi stanca. Faces & Figures lo evita perché non tratta il rilievo come un vezzo isolato, ma come un sistema — un vocabolario di frammenti anatomici pensato per essere dosato, non ostentato: una bocca qui, un orecchio più in là, mai una composizione didascalica. È la differenza tra mettere un disegno su una piastrella e lasciare che la piastrella stessa diventi corpo.

Resta da vedere come il mercato — e i progettisti — useranno davvero questi elementi: se con la misura che la collezione sembra chiedere, o se finiranno isolati come curiosità da vetrina. Ma il metodo di lavoro di Toogood, quello sì, è una lezione che vale a prescindere dal risultato finale: si comincia sempre dalla sensazione fisica di un materiale in mano, molto prima di pensare a dove andrà a finire.
Scheda progetto
Produttore: Mutina, Fiorano Modenese · Design: Faye Toogood
Presentazione: sede Mutina, Fiorano Modenese · Cersaie, settembre 2026
Fotografie: Gerhardt Kellermann, Elodie Cavallaro



