Palazzo Genazzini non diventa un albergo: torna a esserlo. L’edificio sul lungolago di Bellagio ha origini documentate dal 1721, ma è nel 1788 che la famiglia Genazzini lo trasforma in una delle prime locande della zona, tappa per i viaggiatori del Grand Tour. Quando Francesco Pastorelli Architetti e Studio Reveria lo riaprono nel giugno 2026 dopo un restauro integrale, non stanno inventando una vocazione: la stanno restituendo a un edificio che l’aveva già, prima di restare in silenzio per decenni.

Il restauro ha lavorato per sottrazione più che per aggiunta: sotto gli strati più recenti sono riaffiorati affreschi decorativi originali e tratti della scala in pietra storica, che il progetto ha scelto di mostrare invece di nascondere di nuovo. È un atteggiamento — recuperare senza inventare un passato più pittoresco di quello reale — che distingue il gentilismo da cui nasce da tanta scenografia in stile.
Non stanno inventando una vocazione
la stanno restituendo a un edificio che l’aveva già.
Gli interni, firmati Studio Reveria (Laura Delfina Sari e Diego Paccagnella), lavorano sulla stessa logica di continuità materica: legno, marmo e pietra di Moltrasio, insieme al parquet ispirato alle ville ottocentesche del lago e a pareti effetto seta che richiamano la tradizione tessile comasca. Ogni arredo — dalla falegnameria alla ceramica, dall’illuminazione alla tappezzeria — è realizzato su misura da artigiani italiani: non un catalogo di pezzi scelti, ma un progetto interamente disegnato.


È un’operazione che rischia poco e restituisce molto: non c’è bisogno di inventare un’identità quando quella che c’è già, sedimentata in tre secoli, è già più interessante di qualunque tema decorativo si potesse sovrapporle.
Scheda progetto
Architettura: Francesco Pastorelli Architetti · Interior design: Studio Reveria (Laura Delfina Sari, Diego Paccagnella) · Paesaggio: Roberto Benatti
Luogo: Bellagio, Lago di Como · edificio dal 1721, locanda dal 1788, riapertura giugno 2026



