Nel 2017 tre studentesse della National Taiwan University of the Arts — Hung I-chen, Guo Yi-hui e Cheng Yu-ti — girano l’isola raccogliendo acqua da cento punti diversi: fiumi, canali di scolo, porti, spiagge. Congelano ogni campione in uno stampo da ghiacciolo, poi ne ricavano una replica in resina poliestere, perché in mostra il ghiaccio si scioglierebbe. Nasce “Polluted Water Popsicles”: cento gelati che non si sciolgono mai, ognuno col suo colore e il suo incarto disegnato uno per uno, come quello di un gelato artigianale.

Il colpo di genio non sta nella denuncia, che è ovvia: sta nella forma. Le autrici non fotografano la discarica, prendono il linguaggio visivo più rassicurante che esista — il packaging alimentare, i pastelli, la promessa di freschezza — e ci infilano dentro tappi di bottiglia, cannucce, polistirolo, pellicole. Circa il 90% dei detriti solidi raccolti è plastica. Il risultato è un cortocircuito che dura mezzo secondo: l’occhio dice buono, il cervello arriva un attimo dopo e dice questo è quello che scarichiamo in mare.

Non fotografano la discarica: prendono il linguaggio più rassicurante che esista, il packaging alimentare, e ci infilano dentro quello che scarichiamo in mare.
È una lezione di retorica del progetto che vale al di là del caso specifico. La comunicazione ambientale fallisce quasi sempre per eccesso di gravità: grafici, cifre, immagini da cui si distoglie subito lo sguardo. Qui la seduzione è il cavallo di Troia. Nato come tesi, il lavoro è stato nominato al Young Pin Design Award 2017 e presentato alla Young Designers’ Exhibition di Taipei nel maggio dello stesso anno: da lì ha fatto il giro del mondo — Colossal, designboom, IGNANT lo hanno rilanciato nello stesso mese — proprio perché è bello, e perché essere bello è la cosa più scomoda che potesse fare.

Vale la pena aggiungere quello che quasi nessuno, riprendendo il progetto negli anni, si è preso la briga di verificare: quei fiumi, nel frattempo, Taiwan li ha in buona parte ripuliti. Nel 2002 le stazioni di monitoraggio classificate come gravemente inquinate erano 66; nel 2025 sono scese a 2 — un minimo storico — grazie a una depurazione diffusa e alla costruzione di 92 impianti locali di trattamento. La lunghezza di corsi d’acqua gravemente inquinati è passata, nello stesso periodo, dal 14% a meno del 2% del totale monitorato.

Il che non toglie nulla ai ghiaccioli: li rende, semmai, il documento di un’epoca precisa, e la prova che un’immagine ben costruita può sopravvivere al problema che denunciava. Restano un caso di scuola su come si progetta un oggetto perché qualcuno lo guardi due volte — la prima con gli occhi, la seconda con lo stomaco.
Scheda progetto
Autrici: Hung I-chen, Guo Yi-hui, Cheng Yu-ti — National Taiwan University of the Arts
Luogo: Taiwan · 2017
Fotografie: courtesy Hung I-chen, via IGNANT



